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A cena al ristorante con Fido. Cosa fare per un divieto assoluto. Cosa in caso di accoglienza

Diciamolo subito: non esiste una normativa unica che regola l’ingresso degli animali da compagnia all’interno di ristoranti, bar e locali pubblici in generale. La Federazione italiana pubblici esercizi non ha un regolamento. Eppure la decisione può essere regolamentata. Quando accade significa che entrano in gioco i Regolamenti comunali sul benessere e la tutela degli animali. In genere, in ciascun regolamento sebbene con regole diverse, non esiste mai un divieto assoluto. Per esempio, a Roma e a Milano il libero accesso degli animali al ristorante è garantito. Stessa cosa a Firenze che pone il limite di un solo cane per proprietario e semmai delle limitazioni da comunicare sempre in Comune, qualora si rendano necessarie modifiche per l’accesso o altro. Quello che assolutamente qualcuno ignora ancora, è che se si ritiene di non far entrare Fido nel locale, chi deve farne richiesta al Sindaco sono i titolari e pertanto sempre gli stessi devono essere autorizzati a impedirne l’accesso. Una volta ottenuta l’autorizzazione, dovranno utilizzare comunicazioni chiare all’ingresso: un cartello che indichi “Qui non posso entrare” e la messa a disposizione di appositi appigli per legare l’ospite indesiderato. Quindi il consiglio per chi ancora non lo avesse fatto o sta per aprire una nuova attività di ristorazione, è informarsi su quanto prevede il Regolamento del proprio Comune di appartenenza. Diversamente i proprietari possono portare sempre con loro il proprio animale. Laddove non esista alcun Regolamento, vige la discrezionalità del titolare del bar, ristorante, pizzeria o altro locale che sia.

La sensibilità verso l’accoglienza di animali da compagnia è molto cresciuta negli ultimi anni. La dog friendly è diventata nel tempo pratica sempre più diffusa fra gli esercenti. Laddove non esistono Regolamenti o ordinanze specifiche del proprio Comune, la legge di riferimento per tutti resta il Regolamento della Polizia Veterinaria approvato con DPR 320 del 1954, che ammette l’ingresso nei locali pubblici purché al guinzaglio e con museruola. Naturalmente i proprietari sono tenuti a far rispettare alcune regole minime al loro animale. Va da sé che un cane non abituato a starsene accucciato accanto al tavolo, non possa essere portato all’interno di un locale, col rischio che continui richiami finiscano per innervosire gli altri clienti e, alla fine, anche il cane stesso. Su questo è indispensabile aver educato il proprio cane. Come anche sul non consentirgli bocconcini extra a casa affinché la pratica non si ripeta al ristorante.

Per chi gestisce un locale, l’accesso con animali al seguito è sempre positivo. Senza dover arrivare a situazioni estreme quali zone comfort con cuscini dedicati e kit apposito biscottini e ciotola d’acqua, sarà sufficiente trovare un tavolo un po’ più appartato e la tranquillità di tutti sarà assicurata. Quando questo non è possibile, basterà accertarsi col proprietario che il cane sia educato a starsene buono al tavolo. Se così non fosse, potrà, infine, il buonsenso di tutti indirizzare verso la soluzione più giusta da adottare. La disponibilità all’accoglienza del locale sarà tenuta di conto per una prossima volta, magari concordando preventivamente l’arrivo al ristorante, così da poter riservare lo spazio più appropriato. Se poi il titolare del locale ha optato per un divieto assoluto (ricordiamo che occorre fare richiesta in Comune di accesso negato agli animali quando il Regolamento comunale ne consenta invece l’ingresso), i suoi clienti dovranno essere preventivamente informati. A parte il famoso cartello da apporre all’ingresso, sito web e social potranno fare il resto e di più. L’importante è la chiarezza per non ritrovarsi a spiacevoli incomprensioni che tutti vorremmo evitare.