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Chiusi per l’emergenza, il senso di responsabilità degli esercenti prima del decreto lockdown

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Il senso di responsabilità ha anticipato tutto e tutti e così molti esercenti in Italia hanno abbassato le saracinesche prima che ad imporlo fosse il decreto “lockdown” firmato dal premier. Perché il bene comune ha prevalso sul legittimo interesse personale e la scelta benché dolorosa e difficile ha dato prova di una categoria che ha saputo fare la propria parte in nome della tutela dei clienti e dei propri dipendenti.

C’è il caso di Brescia che ha visto ristoratori e baristi tirare giù le saracinesche prima del nuovo decreto dell’11 marzo scorso, nonostante la possibilità di tenere aperto fino alle 18. La consapevolezza della difficoltà di ottemperare ad alcune disposizioni iniziali come quella di far rispettare la distanza di un metro, aveva anticipato il decreto con la richiesta degli esercenti di una chiusura temporanea per tutte le attività di pubblico esercizio. E la richiesta si estendeva con la domanda al governo di chiudere tutte le attività con regole chiare e univoche che non consentissero ad alcuni di rimanere aperti e ad altri di chiudere.

A Firenze, per esempio, il giorno prima la firma del nuovo decreto, un gruppo di ristoratori fiorentini si è riunito in una chat che in poche ore ha raccolto 100 firme di ristoratori che chiedevano zona rossa per la Toscana e auspicavano “due settimane tutti chiusi senza mezze misure”. Una testimonianza di consapevolezza del ruolo sociale svolto e dei rischi sanitari in cui nessun ristoratore avrebbe voluto incorrere. Il giorno dopo è arrivato il decreto “lockdown” fino al 25 marzo a dare chiarezza e univocità, fra le altre, anche a questa richiesta e forse anche a diminuire un po’ la preoccupazione.

Naturalmente dopo o in concomitanza con le richieste di chiusura univoca, sono arrivate anche quelle sulle tutele ai titolari di pubblici esercizi: sospensione di contributi, tributi fiscali e oneri, slittamento delle scadenze fiscali, trattativa con i proprietari dei fondi, risorse straordinarie e sostegno economico. Nella speranza che il sacrificio di oggi dia un’accelerazione al ritorno alla normalità di domani.