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“Dal campo alla tavola”, il mood sostenibile dei consumatori futuri. Che piace anche ai ristoratori

Tra gli effetti della pandemia c’è sicuramente quello di una ricerca di maggior sicurezza anche in campo alimentare. A leggere la ricerca di Iri Analytics, il più grande centro di analisi nel mondo, molti under 35 nel 2020 hanno consumato cibi più salutari, privilegiando il biologico, rispetto al 2019. Il sistema alimentare e i suoi effetti sul pianeta è tema ricorrente anche di questi ultimi tempi, pur associando ancora poco i giovani il concetto di sostenibilità al cibo (indagine Ipsos). Tuttavia il tema, prima dei consumatori finali, di cui i giovani rappresentano la spinta del futuro verso un’economia “più leggera” sull’ambiente, interessa produttori, distributori e anche professionisti della ristorazione.

Temi quali la stagionalità e i cibi di filiera corta di produzioni locali, da tempo stanno interessando una larga fetta della ristorazione italiana. Questa ristorazione sempre di più guarda a fornitori locali o regionali che hanno scelto di investire in prodotti del territorio e molto spesso anche nel biologico. E anche il mondo della distribuzione non può fare a meno di investire su aziende che hanno scelto di impegnarsi per la sostenibilità, investendo a loro volta sul proprio territorio. E’ un circuito virtuoso quello che lega produttori, distributori, ristoratori e clienti finali, di cui anche ZONA fa parte, tutti oggi più di sempre interessati a dare il proprio contributo a un’agricoltura sostenibile.

Da parte della ristorazione il prodotto biologico e a chilometri zero è la chiave per intercettare l’interesse di sostenibilità che le giovani generazioni sembrano mostrare nell’approccio al cibo. Anche se ancora troppo poco. Al ristorante è comparsa un’attenzione nuova per il pane fatto con i gran antichi, quale ambasciatore del territorio. E fra i vini bio che più piacciono nel fuori casa, il prosecco è quello che sta guadagnando più consensi. Del resto la svolta green delle etichette del vino è qualcosa di cui il mondo delle enoteche e delle wineries, si è accorto da tempo.

L’impegno per la sostenibilità sugli scaffali di ZONA passa anche dalla possibilità di acquistare farine prodotte con metodo di macinazione del chicco unico nel panorama molitorio. O anche dai salumi e carni di filiera toscana, come dalle etichette bio dei vini per un consumatore con una cultura enoica in cui biologico significa anche sostenibile. E mentre il bio è cresciuto ancora nel primo trimestre del 2021 (Indagine Assobio), giovani imprenditori continuano a investire in nuove imprese biologiche, riconfermando quel circuito virtuoso in cui produttori, fornitori, ristoratori e consumatori finali dimostrano di avere a cuore il proprio patrimonio alimentare. Dimostrando allo stesso tempo di averne capito tutto il valore.