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Dallo studio sulla generazione Z, un’esperienza del cibo più customer. Per “farli stare bene”

Sono stati tra i più colpiti nelle loro abitudini sociali dalla pandemia. La generazione Z, quella che per la maggior parte pranzava o cenava fuori almeno una volta alla settimana e per la quale il cibo rappresenta un “facilitatore relazionale”, ha dovuto cambiare abitudini. Molto è stato già detto sui comportamenti nel fuori casa dei ragazzi tra i 19 e i 25 anni nell’interessante studio/indagine dell’agenzia di branding, CBA. Quello che potremmo aggiungere riguardo a questa generazione che rappresenta il futuro della ristorazione, è come attraverso l’analisi delle sue abitudini, potrà ripartire anche un’esperienza del cibo diversa e più customer.

Sembrano essere tre le leve principali per il mondo dell’out of home che desideri intercettare questo gruppo sociale di consumatori: l’esperienza individualizzata, la presenza digitale, la caratterizzazione del locale come espressione dell’identità sociale, molto più dell’offerta del cibo.

Esperienza individualizzata nel fuori casa significa mettere sempre più a proprio agio il giovane che al suo primo appuntamento di coppia al ristorante, desidera scegliere il tavolo del locale, il grado di privacy, il tipo di menu. Sul sito web del locale si potrà prevedere questo livello di approfondimento, dando la possibilità a questo gruppo di consumatori di progettare più che di pianificare, consapevoli di quanto spontaneità e sorpresa siano ugualmente importanti per la riuscita di una serata.

Per un gruppo sociale per cui, come dice lo studio di CBA, il digitale è la quotidianità più che la novità, non si possono non prevedere l’utilizzo di social network, Instagram su tutti, il più popolare tra i giovani, promozioni su App e nuovi servizi digitali. I consumatori che ci indicano quale sarà la ristorazione del futuro, utilizzano il cellulare per scegliere il locale. Gli Ads su Instagram, come anche TripAdvisor, possono quindi diventare il primo motore della scelta.

Infine non dimentichiamo che più del mangiar bene, conta il farli stare bene. Perché la scelta di un locale dipende da ciò che quel locale rappresenta, se nei suoi gestori e frequentatori abituali trovano l’espressione della loro identità o se a loro non si sentono accomunati. Conta trasmettere un messaggio, un crederci, un mood in cui riconoscersi. Per la generazione Z il cibo davvero non è il principale requisito. Ma attenzione. Ricordiamoci quanto anche loro, insieme ai Millennials, siano propensi ad acquistare cibo healthy e a preferire prodotti naturali a cibi pronti o congelati.