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Dopo il Menu “semplificato”, spazio alla descrizione. Nuove carte del futuro…che è già presente

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Il tema dell’importanza di un Menu semplificato, “corto” con meno varietà ma più qualità, è stato uno dei consigli forti arrivati da più parti ai blocchi della ripartenza. Mesi fa non potevamo prevedere quale sarebbe stato il volume dei coperti e le caratteristiche della ristorazione post lockdown. Oggi possiamo fare un primo per quanto ancora sommario bilancio.  E capire dove agire ancora e come rispetto ai nostri Menu che annunciano una ristorazione in un futuro che, in realtà, è già presente.

L’addetto sala è una figura decisiva ma ancora prima della sua capacità di saper raccontare un piatto per renderlo appetibile, molto può fare la descrizione di quel piatto. Che il cliente trova appunto nel Menu digitale, cartaceo o su lavagna che sia. Potenziare le descrizioni di ogni singola portata, è strategia che può portare buoni frutti: sembra da vari studi che le portate che hanno più successo o che da subito vengono prese in considerazione, sono quelle con descrizioni più lunghe. Ma cosa significa veramente potenziare le descrizioni per “vendere” meglio un piatto? Intanto scriverne la provenienza, rimarcando i prodotti che sono Bio, a Km 0 o Dop. Basta esplicitare le caratteristiche senza però appesantire la carta, limitandosi a dichiarare la provenienza, per esempio, di non più di uno su tre ingredienti (Spaghetti ai pomodorini del Piennolo del Vesuvio D.O.P. e basilico).

Specificare è anche un modo per mettere a proprio agio il cliente che soffre di particolari allergie o intolleranze alimentari o che semplicemente non vuol trovare nel piatto un ingrediente che non gradisce o che proprio non si aspetta di trovare.

Poi ci sono termini rassicuranti come “di giornata”, “casereccio” o “homemade” che diventano molto attrattivi. Altri come “nostro” richiamano genuinità e quel comfort food influenzato dai ricordi o dalla percezione che di certi cibi ci è rimasta nel tempo. L’importante è non strafare. Se la pagina cartacea o digitale del nostro menu non è sufficiente, ci vengono in soccorso i collegamenti ai nostri social. Su You Tube potremo mostrare le fasi di preparazione di quel piatto ed esternare la soddisfazione del risultato finale.  Video che devono rimanere rigorosamente sotto i 2 minuti. Su Instagram cibi appena cucinati e impiattati che ispirano e invitano a mangiare con gli occhi per una promozione gratuita che solo la visibilità e la viralità dei social può regalare. Potremo utilizzare Facebook o Twitter, invece, per alimentare l’interazione e la discussione. Gli strumenti non mancano.