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Proposte “orange” quest’anno per la prima volta al Vinitaly. Non solo per chi ama la “naturalità”

Ai vini artigianali quest’anno al Vinitaly (Verona, 10-13 aprile) sarà dedicata anche una masterclass. Perché l’interesse anche in campo enologico verso i prodotti ottenuti nel rispetto del territorio e della materia prima, è crescente oramai da tempo. Così al Vinitaly si parlerà di vini naturali, artigianali e orange, quali caratteristiche hanno e quali sono le tecniche con cui sono prodotti. Ma perché questi vini piacciono tanto? Fondamentalmente perché sono vini biologici rispettosi dell’ambiente e sappiamo quanto oggi i consumatori prediligano prodotti che derivano da un’agricoltura che non impiega formulazioni chimiche di sintesi per il terreno e per le piante. E poi perché non sarebbe corretto ritenerli non buoni a priori in quanto non perfettamente limpidi o con aromi diversi da quelli cui siamo solitamente abituati avvicinando il naso al calice.

Dal punto di vista fisico infatti i vini naturali possono essere più o meno trasparenti e comunque il loro aspetto è generalmente diverso da quelli cosiddetti “convenzionali”. I residui non vengono rimossi artificialmente come accade con i vini tradizionali. I consumatori scelgono questi vini anche perché vogliono rompere con un gusto che ritengono standardizzato e vedono in certe pratiche un rispetto dei principi di sostenibilità e naturalità a cui ispirarsi.

Per gli orange si tratta di vini da uve a bacca bianca fermentati sulle bucce da cui il loro colore ambrato. Per la prima volta quest’anno il Salone di Verona dà spazio alle etichette provenienti dai paesi dell’Est Europa (Georgia, Ungheria, Slovenia, Austria) dove questi vini sono nati e da cui si sono diffusi catturando l’interesse anche di produttori di vino italiani vicini al confine orientale. Gli orange wine accompagnano molto bene il cibo a tavola e i ristoranti li propongono per la loro aromaticità e fragranza in abbinamento a un vasto assortimento di pietanze. Nella certezza che incontreranno il gradimento di consumatori attenti all’ambiente e a produzioni di nicchia rispettose di un modo altro di fare vino. Tutto questo non significa che i vini tradizionali abbiano perso la loro attrattività. Tutt’altro. Sta al gusto del consumatore decidere per l’uno o l’altro nella consapevolezza che nell’uno e nell’altro caso esistono referenze più o meno buone e che l’atteggiamento di curiosità e sperimentazione di nuovi gusti, è sempre il modo migliore verso cui approcciarsi al vino.