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Vino a zero o low alcol. Vino o bevanda da uve? La proposta Ue e il peso specifico delle parole

La questione si farebbe più semplice se si ponesse attenzione alle parole. Forse se non parlassimo di vino dealcolato ma di bevanda ottenuta da uve o da vino, anche il fermento che ne è nato intorno si attenuerebbe. Almeno in parte. L’accordo raggiunto da Commissione, Parlamento e Consiglio Europeo prevede di eliminare parzialmente o totalmente l’alcol nel vino da tavola. Il che non significa “annacquare”, dicono dalla Ue, perché la proposta di legge avanzata non dice di “aggiungere l’acqua al vino”. Tanto è bastato perché il mondo del vino si spaccasse fra possibilisti e puristi. I primi aperti a considerazioni su quale domanda e quale mercato si aprirebbe. I secondi rifiutando qualsiasi compromesso verso una pratica che considerata da laboratorio e estranea al mondo agricolo, si tema finisca per realizzare un prodotto che, appunto, si chiami vino.

L’Italia non è certamente fra i paesi dove il fenomeno dei vini a bassa gradazione alcolica ha avuto più successo. Meglio fanno Nuova Zelanda e Australia mente se parliamo di vini senza alcol, la Svezia manda segnali positivi. Analizzando la proposta Ue dal punto di vista dei possibilisti, occorre ricordare cosa è accaduto nel mondo della birra in questi ultimi anni: la nuova birra “Zero”, zero gradi, con la new entry di Nastro Azzurro a marzo, è oramai entrata nelle abitudini di consumo, interpretando al meglio le tendenze per prodotti salutari che stanno inondando il mercato delle bevande post pandemia. Birre che piacciono molto ai più giovani, da sempre i più disposti ai cambiamenti e a cogliere sperimentazioni di nuovi gusti. Cosa impedisce al vino di percorrere la stessa strada? I nostri contenuti culturali ne sarebbero in qualche modo compromessi? La nostra agricoltura perderebbe il suo legame con il territorio? Il sistema che tiene insieme viticoltori e consumatori, nonché cultori del vino italiano, sarebbe a rischio?

Dall’altra parte i puristi gridano alla perdita d’identità del vino e alle conseguenze negative sull’eccellenza più apprezzata al mondo, nel caso di modifiche dei disciplinari che regolano la produzione di Dop e Igp. Possibilità che nella proposta Ue, è solo parziale. La naturalità del vino come ne uscirebbe tutelata? E la qualità delle produzioni vitivinicole quali protezioni ne riceverebbe?

Dubbi e interrogativi tutti legittimi sia dall’una che dall’altra parte. A testimonianza di una attenzione altissima alla nostra eccellenza del made in Italy, il vino, apprezzato e ricercato in tutto il mondo. La discussione su come regolarizzare la produzione e la commercializzazione di vini a basso o nessun contenuto alcolico è inevitabile, dal momento che prodotti low alcol da anni stanno allargando le platee di consumatori e il vino a zero alcol in Italia e in Europa circola già da tempo. Ma forse è solo una questione di parole. Non chiamarlo vino potrebbe mettere tutti d’accordo.